Mancano lavoratori con competenze chiave. Qui risiede la preoccupazione maggiore secondo Ceo Survey, l’indagine realizzata da Pwc che quest’anno ha interessato 4700 amministratori delegati a livello mondiale, e 122 italiani: a illustrare i risultato con un focus sul nostro Paese è stato Sandro Bicocchi, Partner PwC Italia e Responsabile dell’Ufficio Studi che, nella sua analisi, ha rimarcato forte un concetto: «Una volta acquisita la consapevolezza di essere in una contesto di complessità crescente, è fondamentale partire dalle competenze per realizzare un cambiamento e ottimizzare il tempo. È necessario cioè ripartire dal fattore umano».
Anche il cambiamento tecnologico - che a livello mondiale allarma il 39% degli intervistati - fa sobbalzare sulla sedia i gestori d’azienda del Paese: il problema non è la fiducia nelle tecnologia, e nell’intelligenza artificiale in particolare, ma la carenza di personale con le competenze per guidarle. A mancare sempre di più, è il know how, indispensabile per approcciarsi ai nuovi cambiamenti. Se il quadro dipinto fino ad ora è a tinte fosche, l’orizzonte non appare più limpido. Come ha sottolineato Bicocchi, infatti «di fronte alla necessità di prendere una decisione strategica, l’82% degli amministratori delegati ha dichiarato di non avere il tempo materiale per condurre ricerche esaustive che consentano di affrontare con le adeguate competenze le sfide del mercato». Competenze che se non implementate comportano perdite ingenti in termini economici. Secondo una stima di Unioncamere solo nel 2023 la perdita di valore aggiunto ha superato i 44 miliardi. «Questo significa non solo perdita di valore, ma anche una limitazione dell’azienda nel suo specifico settore», ha aggiunto l’analista. «Ben il 37% degli imprenditori presi in considerazione», ha poi spiegato, «ha dichiarato di voler far fronte al problema sostituendo gradualmente le competenze umane con quelle digitali. Con l’intelligenza artificiale, per intendersi».
Particolare attenzione viene posta anche al caro energia che ha radici ben prima del conflitto Russo-Ucraino: a partire dal 2018 le industrie europee ad alto consumo energetico hanno visto un aumento dei costi di produzione fino a oltre il 40%. La soluzione non è dietro l’angolo, ma il monito è adattarsi o perire: «Chi si è adattato al cambiamento tecnologico ha riscontrato un impatto positivo».