Top 500, Prodi: «Mai avrei pensato a questo tipo di intervento Usa. L'Europa adesso non può restare nell'incertezza»

L'evento Athesis 04 mar 2026
TOP500 Verona 2026

Il mondo che cambia e le conseguenze sulle imprese. Un vecchio ordine che non c'è più e il nostro continente che deve adeguarsi. All'auditorium Verdi, in Fiera, è andato in scena «Top 500 Verona», un evento dal titolo «L’in-dipendenza dell’Europa. Dal green deal alla tecnologia, dall’energia alle materie prime». Un progetto organizzato dal Gruppo editoriale Athesis con da PwC Italia e in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona.

In apertura l'intervento del direttore de l'Arena Massimo Mamoli: «Il mondo è sempre più governato dalla forza e mai come ora è necessario parlare di In-dipendenza. Un aspetto cruciale ai giorni nostri». L'evento è stato introdotto dall'amministratore delegato di Athesis, Andrea Faltracco: «Top 500 conferma l'importanza di capire gli andamenti macroeconomici, il tessuto industriale e gli scenari mondiali. Tutti fenomeni interconnessi e Athesis li racconta facendo sistema».

Dopo l'introduzione del direttore Mamoli, l'intervista a Lorenzo Poli, vicepresidente sostenibilità e ambiente Confindustria Verona. «L'ultimo trimestre per il nostro territorio è stato positivo, anche l'inizio di questo anno lo è stato. Adesso siamo tutti preoccupati per quello che sta succedendo». Il Medio oriente per il Veronese rappresenta il due per cento delle esportazioni, aggiunge Poli: «Da lì passa gran parte dell'energia mondiale». Cosa attendono le imprese da Bruxelles? «Sarebbe bello che l'Europa diventasse più unita. Sarebbe anche bello che l'Ue avesse uno sguardo sulla proprio manifattura per proteggerla».

Lorenzo Poli e Massimo Mamoli Lorenzo Poli e Massimo Mamoli

Veronica De Romanis - L’Italia tra le sfide globali e i dossier europei

L'intervento dell'economista, autrice e docente alla Luiss di Roma e alla Stanford University di Firenze, Veronica De Romanis. «Siamo in una fase complicata. Una delle emergenze che abbiamo è quella della demografia. Un problema in Usa, Cina e Europa. Un altro problema è il debito pubblico, l'Ocse dice che siamo secondi solamente al Giappone. Italia e Francia sono i Paesi più in difficoltà. Si può ridurre il debito pubblico anche perchè costa. Essere stabili però non è sufficiente, bisogna puntare alla crescita. Una delle soluzioni è la spending review».

Altro tema: «Non abbiamo ancora raggiunto il numero minimo di asili in Italia che l'Europa chiedeva nel 2010», ha spiegato l'economista facendo anche il punto sul livello di occupazione femminile nel mondo del lavoro nel nostro Paese: «Per il 2031 l'Italia deve puntare al capitale umano. Oltre un milione di ragazzi non studiano e non lavorano, capitale umano che buttiamo»

Veronica De Romanis Veronica De Romanis

 

Romano Prodi -  Economista, ex Presidente del Consiglio dei Ministri 

Torna sul palco - introdotto dalla giornalista Valentina Burati - dell'auditorium Verdi, in fiera, il direttore Mamoli per intervistare Romano Prodi, economista, ex presidente del consiglio dei ministri ed ex presidente della commissione europea. Mamoli: «Parlare di Europa significa parlare di noi stessi. Ma succede in un momento storico in cui il vecchio ordine mondiale è cambiato. Europa sarà protagonista o spettatrice?». Prodi: «Il mondo è cambiato, in dieci giorni abbiamo avuto questo terribile scoppio in Iran. Mai avrei pensato che Usa sancissero la fine delle regole della democrazia per la vecchia dottrina della forza. In modo anche così sincero. L'Europa è in un momento di estrema debolezza, ma deve anche decidere. Non possiamo essere incerti». 

Romano Prodi Romano Prodi

«L'Europa ha delle potenzialità - aggiunge Prodi - perchè è il più buon pane mai cucinato, ma non è cotto e nemmeno crudo. E così non è appetibile. Bisogna capire che tipo di Europa vogliamo. Possiamo essere arbitri di quello che succede nel mondo solamente se siamo uniti».  

«Con la nostra disunione ci siamo penalizzati. C'era più pace sotto gli Ottomani nel Mediterraneo che ai giorni nostri. Gli stati nazionali hanno dato poco potere al parlamento europeo e per questo il parlamento europeo ha poco potere, niente di diverso da questo». 

Dario Fabbri, Analista geopolitico e direttore di Domino

L'ultimo intervento è di Dario Fabbri, analista geopolitico e direttore di Domino: «Trump rappresenta la stanchezza e la rabbia dell'America che vediamo meno. Stufa di decenni di guerre inconcludenti. Trump veicola istanze che non sono sue e percepisce il sentimento dell'America più profonda».

Dario Fabbri Dario Fabbri

Fabbri: «Dalla seconda metà dell'Ottocento la Groenlandia è una ossessione Usa, rilanciata oggi da Trump. In Venezuela  si è posta l'attenzione perchè confina direttamente con Usa... lì vicino c'è Porto Rico. L'intervento in Venezuela ha influenzato quello in Iran. Ma il popolo iraniano quando ha chiesto di essere bombardato per rovesciare il regime? Mai. Ma allora che necessità c'era per gli Stati Uniti? Trump ha sopravvalutato quanto successo in Venezuela, ma in Iran è diverso. Se dura poco questa guerra in Medio Oriente, la Cina ha un danno se dura più di due settimane i danni saranno per gli Stati Uniti».

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