I tempi sono difficili, le sfide numerose e le incognite all’orizzonte pure. Ma le imprese che compongono il variegato mosaico del tessuto economico veronese, dalle piccole alle grandi, dalla grafica al marmo, dal vino al tessile, hanno la possibilità di affrontare a testa alta tanto il presente quanto il futuro che verrà.
Lo afferma, dati e grafici alla mano, la professoressa Bettina Campedelli, docente ordinario di Economia aziendale nel dipartimento di Management dell’università di Verona, nel suo intervento in apertura dell’evento «L’Europa e la difficile transizione del mercato» nell’ambito dell’iniziativa «Top 500». «I tempi sono duri, la competizione è molto stretta e la turbolenza internazionale si fa sentire così come la crisi della Germania, ma il tessuto industriale veronese è forte», afferma Campedelli. «Le imprese, di ogni dimensione, stanno dimostrando con i numeri la loro tenuta e quanto si diano da fare nel cercare efficienze e internazionalizzazioni».
La fotografia
La professoressa ha proposto «un focus dinamico sulla produttività di 13.015 aziende scaligere considerando gli anni che vanno dal 2018 al 2023, segnati da crisi legate a fenomeni non solo economici». Un focus per mostrare se e come è cambiata la loro abilità nel misurarsi con il mercato contemporaneo. I bilanci 2018 sono stati rivalutati rispetto all’inflazione e nel campione analizzato sono comprese tutte società: 12.189 piccole con fatturati fino a 10 milioni (93%), 708 medie con fatturati tra i 10 e i 50 milioni (5%) e 208 grandi con fatturati oltre 50 milioni (2%). I profili di analisi hanno riguardato: fatturato; valore aggiunto; costo, rendimento e produttività del lavoro; produttività del capitale. «Sono gli aspetti che danno struttura alle nostre aziende e costituiscono punti di forza per confrontare la loro capacità di competere», spiega. Quanto basta, insomma, per scattare una fotografia sul loro stato di salute generale in uno scenario globale dominato dall’incertezza sul ruolo economico dell’Europa nel contesto mondiale e dalle continue minacce di dazi al 25% da parte del presidente Usa Trump.
Dalle analisi risulta che «il fatturato è salito in tutte e tre le classi di imprese», osserva Campedelli. Se le piccole aziende registrano una crescita del +1,93%, un bel balzo in avanti l’hanno fatto le medie (+11,47%) e ancor più le grandi (+22,11%). Sale per tutte anche il valore aggiunto, seppur con incidenze diverse. Per quanto riguarda il rendimento del lavoro, invece, il divario c’è: le piccole aziende soffrono un calo dell’1% e le grandi volano a +14,5%, con le medie a un +3,4%. Il quadro s’inverte poi nell’evoluzione della produttività del capitale: le piccole piazzano un buon +7,1%, le grandi scendono a -8,4%, e le medie con un +0,6% rimangono sostanzialmente stazionarie.
Ma cosa succede nei sei settori del sistema manifatturiero veronese, in tema di produttività del lavoro? «A fronte di una crescita media del +8,90% i settori grafico-cartario, tessile-abbigliamento, marmo e vino sono rimasti sopra la media, mantenendo buone performance», conclude Campedelli. «Solo il settore calzaturiero ha un calo, finendo a -14,8%». Ma gli anticorpi per affrontare possibili malesseri o fastidiose febbri future, garantisce, ci sono.