Geopolitica, crisi energetica e sistema produttivo italiano. Le tensioni a livello globale, dalla guerra russo-ucraina alla situazione in Medio Oriente fino al tema dei dazi e dei rapporti tra Usa e Cina, stanno creando delle forti preoccupazioni ai nostri imprenditori veronesi e italiani. È quello che emerge anche dal 28mo Annual Global Ceo Survey di PwC, società leader mondiale nella consulenza aziendale che con il gruppo editoriale Athesis organizza Top500 nelle quattro province (Vicenza, Verona, Brescia e Mantova) dove è presente il gruppo editoriale con le testate L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova. Il progetto prevede la pubblicazione di un inserto con i bilanci delle top aziende in collaborazione con l’Università di Verona e un evento dal titolo «Top500 - L’Europa e la difficile transizione del mercato», che, a Verona, si terrà all’Auditorium Verdi di Veronafiere a partire dalle 18 di giovedì 27 febbraio.
Lo studio della PwC rivela che oltre la metà dei dirigenti si sente esposta a minacce geopolitiche nei prossimi dodici mesi. Le tensioni internazionali, in particolare quelle in Medio Oriente, stanno alimentando incertezze globali, con ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Nonostante il calo dei costi energetici nell'ultimo anno, le industrie ad alto consumo energetico hanno visto un aumento dei costi di produzione superiore al 40% dal 2018, con impatti variabili a seconda dei paesi. L'aumento dei costi è la principale preoccupazione per le aziende, sia a livello globale che in Italia, dove è percepito come la minaccia più grave. Questo timore è particolarmente sentito nel settore Energy, Utilities & Resources, dove i dirigenti sono più preoccupati per la determinazione dei prezzi (28% vs 23% della media) e i rischi legati alla catena di approvvigionamento (23% vs 17% della media).
In Italia, la riduzione dei prezzi dell'energia nel 2024 (-10,1% rispetto al 2023) ha contribuito a rallentare l'inflazione, ma il 2025 si prospetta critico per il prezzo dell'energia elettrica, che ha già raggiunto i 150 €/MWh nelle prime settimane dell'anno, rispetto a una media di 108 €/MWh nel 2024. Questo aumento potrebbe avere un impatto significativo sulle industrie italiane, già svantaggiate rispetto ai concorrenti europei a causa di un mix energetico fortemente dipendente dal gas e dalle importazioni. Nel primo semestre del 2024, il prezzo dell'energia in Italia è stato del 34% più alto rispetto alla Spagna e del 18% più alto rispetto alla Francia, grazie ai loro investimenti in rinnovabili e nucleare. La dipendenza italiana dal gas (45% del mix energetico, contro il 23% della Spagna, il 6% della Francia e il 17% della Germania) è la principale causa di questo divario. Nonostante la crescita delle rinnovabili (dal 17,4% nel 2002 al 35,6% nel 2022), l'Italia non ha ancora ottenuto un vantaggio economico significativo.
La dipendenza energetica dell'Italia la rende particolarmente vulnerabile alle crisi geopolitiche, come dimostrato dal conflitto russo-ucraino, con ripercussioni sulle sfide macroeconomiche e sulla transizione energetica e digitale. Per garantire la sicurezza energetica futura, è necessaria una maggiore collaborazione tra imprese e istituzioni, insieme a misure concrete come il monitoraggio delle implicazioni della crisi energetica, la diversificazione degli approvvigionamenti e l'innovazione tecnologica. Investire nella transizione energetica, nell'efficientamento e nella ricerca di soluzioni sostenibili rappresenta una scelta strategica cruciale per generare benefici nel medio-lungo termine.