«Chi fa l’imprenditore deve essere per forza ottimista, altrimenti è meglio che se ne stia a casa». Ha esordito con queste parole Lorenzo Poli, vicepresidente di Confindustria Verona con delega a Sostenibilità ed Ambiente, nel suo intervento durante l’evento Top500, promosso dal Gruppo Athesis con PwC Italia e in collaborazione con l'Università di Verona, e dedicato quest’anno a «L'in-dipendenza dell'Europa. Dal green deal alla tecnologia, dall'energia alle materie prime».
Il ruolo dell’Europea è stato infatti al centro degli interventi che si sono alternati sul palco dell’Auditorium di Veronafiere: da Veronica De Romanis, docente di Politica economica europea alla Stanford University di Firenze e alla Luiss di Roma, che ha richiamato i fondamentali (debito pubblico a 3.124 miliardi, bassa produttività e crisi demografica), all’analista geopolitico Dario Fabbri, che si è concentrato sulla competizione tra potenze e sugli effetti sulle economie locali. Il filo rosso lo ha tracciato Romano Prodi, economista, ex presidente del Consiglio e della Commissione Ue: senza un salto politico dell'Europa, anche le migliori performance territoriali rischiano di restare esposte a un mondo che corre più veloce delle sue istituzioni.
Più luci che ombre
Intervistato dal direttore de L’Arena Massimo Mamoli, Poli è partito da una disamina dell’andamento dell’economia veronese, che sinora ha mostrato più luci che ombre. «Gli ultimi 4 o 5 anni sono stati tutti complicati, perché segnati da situazioni, anche cicliche, strane e lontane dalla nostra esperienza. Però nel veronese non sono passati male», ha detto. Pur ricordando nel solo 2025 gli effetti provocati da conflitti, dazi e tensioni, Poli ha spiegato che nella provincia non sono mancati i dati positivi.
«Se il 2023 e il 2024 non erano stati brillanti, nel 2025 ci sono stati tre trimestri in costante progressione, sino ad arrivare a fine anno a una crescita del 2% della produzione industriale manifatturiera. Anche il 2026 si è aperto bene, con un +1,6%», ha precisato, snocciolando i numeri elaborati dal Centro Studi di Confindustria Verona. Poli ha anche ricordato che nella nostra provincia la disoccupazione è a livelli bassissimi.
Adesso, come ha ricordato il direttore Mamoli, c’è però una situazione che rischia di scompaginare le carte a livello internazionale: l’attacco all’Iran. «Sino a qualche anno fa, quando la mattina si andava in azienda si pensava a come farla lavorare. Adesso ci troviamo tutti i giorni a dover per prima cosa guardare fuori dalla finestra, cercando di capire cosa sta succedendo, nonostante sia davvero difficile vedere», ha spiegato, non senza rimarcare che anche le aziende ben strutturate ed organizzate sono costrette a fare i conti con gli scenari esterni. Soprattutto con quelli che non hanno a che fare direttamente con l’attività economica.
Riferendosi a quanto sta accadendo in questi giorni, il vicepresidente ha ricordato che «il Medio oriente pesa per il due per cento nelle esportazioni veronesi», ma ha anche ribadito che «si tratta di un punto focale. Da lì», ha aggiunto, «passa il commercio e buona parte dell’energia mondiale, per cui una situazione di disordine può avere conseguenze e scombinare il quadro anche per quanto riguarda le attività industriali».
Il nodo energia
Sembra, quindi, che non ci sia un limite alle situazioni che sono in grado di portare criticità o, comunque, cambi di scenario. «Prima sono arrivati i dazi, poi c’è stata la buona notizia dell’accordo con il Mercosur ed ora ci troviamo ad affrontare le conseguenze di questo nuovo conflitto. È davvero difficile capire dove portare le aziende», ha detto Poli, analizzando poi altri temi prioritari per le imprese. A partire dal Decreto bollette. «L’energia è l’essenza dell’impresa, visto che senza si fa fatica ad avere produzione, anche nelle aziende non energivore. Ma l’Italia è sempre stata fanalino di coda in Europa per la competitività su questo fronte», ha precisato.
«Nel nostro Paese è sempre stata data poca soddisfazione agli imprenditori su questo tema. Ma negli ultimi due anni c’è stato un cambio di passo del Governo, anche perché Confindustria ha sostenuto con forza le istanze del comparto, pur dovendo mediare al proprio interno fra chi usa e chi produce energia. Il Decreto energia», ha aggiunto, «ha scontentato tutti e questo vuol dire che è un buon decreto, che ha dato un segnale importante all’Europa».
Ricordando che, in ogni caso, non si può transare sulla tutela dell’ambiente, l’imprenditore ha affermato che «sarebbe bello che l’Europa diventasse più unita, con politiche uniche su commercio, energia ed industria e con uno sguardo particolare per la manifattura, che dovrebbe proteggere, visto che è attaccata sui mercati da chi non segue le nostre stesse regole ambientali e sociali e le aziende non si sentono difese dalle istituzioni. Tutto il resto», ha concluso, «è solo propaganda».