Di M.Somm.

La Cina non è vicina e Berlino preme

LO SCENARIO GEOPOLITICO 22 feb 2021
Dario Fabbri Dario Fabbri

La pandemia, insieme alle recenti elezioni del nuovo presidente Usa Joe Biden, dal 2020 hanno mutato profondamente gli equilibri politici e commerciali, ritagliando all’Italia con il governo Draghi un ruolo inedito. A delineare il quadro dialogando con Mario Puliero,direttore di TeleArena, è stato Dario Fabbri, analista strategico, responsabile per l’America di Limes, rivista di geopolitica. L’esperto è partito dalle modalità con cui i Paesi hanno affrontato il Covid-19: la Repubblica Popolare Cinese isolando in modo rigido il principale focolaio, l’Europa con un lockdown totale e gli Stati Uniti in modo parziale per bilanciare le esigenze sanitarie con quelle economiche e di difesa militare.

 

«La Cina è stato l’unico Paese a crescere a livello produttivo e di Pil», ha sottolineato Fabbri. «Ma al mega accordo commerciale Rcep firmato a novembre con altri 14 Paesi dell’Asia-Pacifico non ha partecipato l’India, vicina agli Usa, e la Cina non riesce a scalfire gli equilibri nemmeno attraverso le vie della seta». Diverso l’approccio statunitense rispetto a quello cinese in tema di campagna vaccinale: «Gli Usa hanno affrontato il virus di petto ma hanno registrato centinaia di migliaia di morti. Tuttavia, hanno attivato una campagna vaccinale per arrivare a immunizzare quasi tutta la popolazione entro l’estate» ha affermato Fabbri. E con il governo Biden stanno mutando le dinamiche con gli altri Paesi.

 

La Germania nel 2020 si è interessata all’Italia, in particolare al Nord, «ed è intervenuta per noi attraverso il Recovery Fund anche se non apertamente ma mascherata da Comunità Europea, con emissioni di bond, una vicinanza di cui avvertiremo gli effetti nei prossimi anni».

 

Il governo Draghi si pone dunque in equilibrio tra la Germania, che ha appoggiato i finanziamenti a patto di saperli usare e gli Stati Uniti, timorosi storicamente dello scatto in avanti del governo di Berlino sul continente europeo. «La principale sfida nei prossimi anni sarà di rimanere nell’influenza tedesca senza esserne inglobati" ha prospettato l’analista strategico. «Il tempo stringe, i satelliti olandesi, austriaci e finlandesi della Germania sperano che noi non siamo in grado di elaborare il piano per ottenere i fondi. Quindi, nei prossimi mesi tiferanno contro di noi perché temono che la Germania si impegni troppo per ol Nord Italia». La Cina negli ultimi anni si è spesa molto in Europa attraverso le vie della seta e in Italia ha puntato su Trieste.

 

«L’impressione è che l’Italia voglia recidere almeno parzialmente - e questo avrà effetto sulla produzione delle nostre aziende - i rapporti di simpatia con la Repubblica Popolare cinese», sostiene Fabbri. «Draghi con le sue aderenze e la sua illustre personalità è anche un garante degli Usa in funzione tedesca, ma anche cinese. L’impressione immediata, da verificare, è che l’Italia non farà come negli anni scorsi gli occhi dolci a Pechino tanto sulle vie della seta quanto sul 5G e sulle esportazioni, ad esempio, perché consapevole di non poter affrontare la dura speculazione Usa sui mercati ai nostri danni».

 

Nè fedeli alla Germania, né troppo vicini alla Cina, quindi: la diversità di approccio del governo Draghi rispetto a quelli di Conte sarà decisiva. Quindi, prevede Fabbri, «non avremo la possibilità di firmare nuovi memorandum sulle vie della seta, dovremo imparare a cogliere l’occasione dei fondi che arrivano all’Europa senza spaventare gli Stati Uniti e senza perderci in ulteriori abboccamenti con la Cina». 

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