Imprese, politica e incubo-dazi. Letta: «Serve il mercato unico Ue»

top 500 verona 28 feb 2025

Un sistema produttivo che va consolidandosi, con fatturati in crescita nonostante il rallentamento della redditività. Un tessuto economico che deve fare i conti con un contesto globale incerto. La presidenza Trump ha smosso lo scacchiere geopolitico, con manovre volte a congelare la guerra in Ucraina e staccare la Russia dal vero nemico degli Usa, la Cina, minacciando l’Europa e il suo sistema economico con dazi del 25%.

Inevitabile che fosse questo il tema al centro dell’evento organizzato ieri, 27 febbraio, da Gruppo Editoriale Athesis, PwC Italia con l’Università di Verona, e ospitato nell’Auditorium Verdi di Veronafiere che, per l’occasione, ha registrato il tutto esaurito con 750 posti «bruciati» nel giro di pochi giorni.

Una platea di imprese che devono oggi (e nell’immediato futuro) fare i conti con un contesto globale avverso e con un interrogativo comune: quale strategia devono avere le imprese veronesi?

La risposta hanno cercato di darla imprenditori ed esperti durante la serata. Ad aprire l’evento - condotto da Valentina Burati, giornalista di Telearena - è stato Andrea Faltracco, ceo del Gruppo Athesis, che ha introdotto l’incontro, volto a esplorare prospettive e trend in una situazione di grande incertezza e complessità, ricordando come «i contenuti sono il nostro core business da 360 anni». Anche per questo, come ricordato da Massimo dal Lago, partner di PwC, «Top500 è nato qui a Verona quindici anni fa, e l’interesse che suscita è quello che fa durare questo progetto da così tanto tempo». 

Leggi anche
Top500 edizione 2025, RIVEDI LA DIRETTA


Superare la frammentazione

Serve un’Europa più forte. Questa la richiesta, anzi, la necessità delle imprese. Necessità che Enrico Letta, decano della School of Politics, economics and global affairs all’IE University di Madrid e presidente dell’Istituto Jacques Delors, ha sviscerato, indicando la strada da percorrere.

«La frammentazione dei 27 mercati finanziari provoca un trasferimento di potere quotidiano dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Europa a Wall Street. Ogni anno 300 miliardi di euro se ne vanno dalle tasche dei risparmiatori europei per essere investiti nel mercato americano dove si trasformano in azioni che rafforzano le imprese Usa, le quali poi tornano in Europa a comprarsi le nostre imprese con i nostri stessi risparmi. Un ciclo paradossale», ha detto Letta, presentando i risultati del suo rapporto sul futuro del Mercato Unico dal titolo «Much More than a Market». 

«Allo stesso modo come può continuare un sistema nel quale noi, ogni giorno, facciamo decine di acquisti con pagamenti elettronici, che sommati per tutti i cittadini europei fanno miliardi di transazioni elettroniche. Ma siccome non esiste un mercato finanziario europeo ma esistono 27 mercati nazionali, paghiamo tutti solo e soltanto con carte di credito americane. E ogni pagamento è un trasferimento di potere dall’altra parte dell’Oceano», ha proseguito, aggiungendo che va superata anche «la frammentazione commerciale: ogni Paese ha il suo diritto commerciale e in uno stesso Paese generalmente ce ne sono di diversi. Sarebbe naturale averne uno per tutta l’Europa: una piccola impresa non può investire su 20 avvocati per capire come passare da un mercato all’altro. Ma ogni Paese vuole difendere il suo diritto: mi rendo conto della complessità ma è necessario rendere più facile la vita alle imprese, semplificare».

Ecco perché Letta ha sottolineato la necessità, in un contesto in continua evoluzione, di superare la mancanza di integrazione in tre settori chiave: mercati finanziari, energia e telecomunicazioni. «Dobbiamo creare in quei settori, giganti europei che ci tengano insieme e che siano in grado di fare in modo che si investa in beni pubblici comuni europei, quali la difesa, le infrastrutture, la transizione verde».

Forze contrapposte

Punto di partenza del «viaggio» nel quale è stato accompagnato il pubblico in platea e quello collegato online, è stato la fotografia scattata da Bettina Campedelli, professore nel dipartimento di Management dell’Università di Verona, sulla produttività delle imprese veronesi, tra il 2018 al 2023, «anni che hanno visto crisi importanti legate a fenomeni non solo economici».

I fatturati, ha spiegato Campedelli, hanno registrato dinamiche importanti, «confermando che la strutturazione delle imprese ha consentito loro di mantenere quote di mercato. Il territorio», ha sottolineato la docente, «ha la capacità di affrontare le sfide che si pongono in questo periodo di difficoltà e incertezza».

E il riferimento non è solo al quadro globale, economico e politico: tra le minacce che più preoccupano oggi i Ceo delle imprese, ha detto Sandro Bicocchi, responsabile Ufficio Studi di Pwc Italia, «c’è la minor disponibilità di lavoratori con competenze chiave. In questo contesto di complessità crescente è necessario ripartire dal fattore umano all’interno delle organizzazioni».

Ciò non toglie che l’incertezza geopolitica allarmi ben il 57% delle imprese. «Dalla crisi della Germania, ai dazi al costo dell’energia, che noi in Italia paghiamo dalle due alle quattro volte in più rispetto agli altri Paesi europei: ci sono forze contrapposte che si stanno scatenando nel mondo e noi ci siamo in mezzo», ha detto Denis Faccioli, vicepresidente di Confindustria Verona per l’internazionalizzazione. «È fondamentale, in questo contesto, interrogarci su quale sia la posizione dell’Europa: non c’è più tempo, è arrivato il momento di fare una evoluzione», ha aggiunto. La strada da percorrere, nelle parole di Letta. 

Sponsor

Main partner
Silver partner
Digital partner