Di Francesca Lorandi

«Verona pronta a ripartire. Il suo capitale: le persone»

IL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI VERONESI 22 feb 2021
Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona

Ripartire dal coraggio, quello che serve per innovare, investire, ritrovare un equilibrio nel post Covid. Ripartire soprattutto dalle persone, intese come relazioni che devono tornare ad essere reali, non più virtuali, ma anche come capitale umano. Che è la vera forza del tessuto economico veronese. Lo hanno sempre saputo gli imprenditori veronesi, ancor prima dello scoppio della pandemia e hanno continuato a tutelare con forza anche durante i mesi più duri del Covid questo loro patrimonio, una delle leve da cui iniziare la ricostruzione.

 

Ha puntato il faro sul futuro, l’evento dedicato alle Top 500 veronesi, che dal 2019 accompagna la pubblicazione dell’ormai tradizionale inserto de L’Arena: l’evento, promosso dal Gruppo Athesis in collaborazione con PwC e il Dipartimento di Economia Aziendale dell’ateneo veronese, si è svolto in streaming sul sito larena.it, sulla pagina Facebook del quotidiano scaligero e sul portale ansa.it.

L'appuntamento - dal titolo «Vincere nel new normal – Priorità e azioni per il rilancio dell’industria e dell’economia veronese» - è stato presentato dai direttori de L’Arena Maurizio Cattaneo e di Telearena Mario Puliero e dal responsabile dei settori Economia e web del quotidiano Paolo Dal Ben.

 

CONFINDUSTRIA, BAULI. Perché, sebbene come ha ricordato nel suo intervento il presidente di Confindustria Verona Michele Bauli, «questo territorio sta reagendo meglio della media nazionale alla crisi, grazie alla nostra diversificazione settoriale e all’apertura internazionale, lo scenario di prima non tornerà più. E il nuovo mondo ci impone di guardare alle persone». Un’attenzione alla componente umana che il tessuto imprenditoriale veronese storicamente possiede: anche i numeri lo testimoniano, quelli elencati da Bettina Campedelli professore ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Verona, che ha dato il via a questo viaggio illustrando i dati dei bilanci delle imprese top 500 nel 2019, alla vigilia della pandemia.

 

«L’obiettivo degli imprenditori veronesi», ha spiegato, «è rafforzare la propria impresa, che contribuisce allo sviluppo del territorio, mettendo al centro il business, certo, ma anche i lavoratori». Sandro Bicocchi, direttore ufficio studi PwC Italia, lo ha definito «grande senso di responsabilità di chi guida le aziende, la cui priorità in questi mesi è stata mettere in sicurezza posti di lavoro e lavoratori». Bicocchi, insieme ad Alessandra Lanza senior partner Prometeia, ha tracciato una previsione del 2021, anno nel quale inizierà una ripartenza, segnata da una serie di parole chiave come digitalizzazione, meno burocrazia, sostegno ai consumi e più infrastrutture.

 

IMPRENDITORI. Altri asset che segneranno il percorso verso il «new normal» li hanno elencati nella tavola rotonda Emanuela Lucchini, presidente di Ici Caldaie, Raffaele Boscaini, direttore marketing di Masi Agricola, Joerg Ebherart, presidente e Ceo di Air Dolomiti e Giuseppe Degrandi, amministratore delegato Fresenius Kabi Italia: sostenibilità, economica e sociale, investimenti in innovazione e in capitale umano per un’impresa «più orizzontale». Priorità che fanno parte del Dna del sistema Verona: anche per questo, «per il territorio le prospettive per il 2021 sono migliori rispetto al resto del Paese», ha confermato Leonardo Rigo, responsabile direzione territoriale Verona e Nordest del Banco Bpm. Certo non basta, bisogna fare i conti anche con quei mercati esteri ai quali è legata la sopravvivenza del tessuto industriale scaligero: Dario Fabbri, analista geopolitico si è soffermato sul ruolo che giocherà il Recovery Plan per il futuro del Paese.

 

PIANO VACCINI. «Ma per far ripartire le esportazioni è necessario mettere il turbo al piano vaccinale», ha sottolineato Bauli, rimarcando che «per tornare alla situazione pre-Covid servirà del tempo: anche nel primo trimestre di quest’anno il valore della produzione industriale si mantiene negativo, al -1%. Ma sono d’accordo con Draghi quando dice che i prossimi mesi possono essere un’occasione di ricostruzione. Serve una visione per il Paese che passi dalle riforme e che ci indichi cosa vogliamo essere da qui al 2050: una visione che Draghi fonda sulla competenza e sulla formazione con l’obiettivo di riportare il Paese su un terreno di crescita».

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