Di A cura dell’Ufficio Studi di PwC

Dalla crisi gli spunti per il rilancio

FOCUS 18 feb 2021

L’anno trascorso ha segnato in modo indelebile le imprese (e gli imprenditori). I dati che emergono da analisi, previsioni e dai consuntivi per il 2020 seppur provvisori, hanno il segno meno. Le stime per il 2020 infatti indicano, nella provincia di Verona, una contrazione del Pil dell’8,1%1 e saranno occasione di ulteriore riflessione perché gli incrementi previsti per il 2021 (+5,7%) non colmano il decremento consolidato nel 2020. Ciononostante, la situazione che abbiamo dovuto fronteggiare ha lasciato a chi si è misurato seriamente con essa una serie di spunti per la ripresa.

Già a maggio del 2020, poco dopo essere usciti dal primo lockdown, in PwC raccogliemmo un sentimento positivo tra i nostri colleghi e clienti: la voglia di non rassegnarsi. Demmo il via a un ciclo di incontri, poi approdato su Sky con 12 puntate intitolate «Italia2021», al quale hanno partecipato 80 ospiti di cui 22 amministratori delegati di aziende, 6 ministri, alcuni giornalisti e rappresentanti del mondo associativo e istituzionale. E ora, arrivati al 2021, ecco qui la sintesi di questo lavoro quale nostro contributo.

 

VISIONE COMPLESSIVA. Da queste riflessioni emerge chiaramente l’esigenza di fondare la ripartenza non su una serie di singole misure, ma su una visione complessiva, capace di definire gli obiettivi strategici del Paese di medio-lungo periodo e avviare le riforme strutturali necessarie al loro raggiungimento, evitando gli errori commessi durante le crisi del 2008 e 2013, quando le risorse a disposizione vennero utilizzate soprattutto per la gestione dell’emergenza, senza investire in modo strutturale sul futuro.
D’altra parte, in risposta all’emergenza sociale ed economica, l’architettura istituzionale europea ha espresso una flessibilità inaspettata (ad esempio sospendendo il patto di stabilità). Alla flessibilità politica dell’Unione devono corrispondere una serie di riforme che permettano all’Italia di accedere alle risorse con un approccio strategico e concreto.
Occorrono progetti (indirizzati con priorità strategiche) che riguardano l’ambito regolamentare, il capitale, il lavoro, il mercato e i consumi.


RIFORME IMPROROGABILI. In tutte le puntate di Italia 2021 è emersa con forza la necessità di semplificare e sburocratizzare il Paese: leggi e regolamenti devono sostenere le aziende che investono, che assumono e che intraprendono processi di crescita (non solo dimensionale) e di ricapitalizzazione.
L’Italia ha l’urgenza di superare l’eccessiva frammentazione del proprio sistema produttivo, così da rafforzarne sia la capacità di reazione a shock esterni, sia la possibilità di pianificare investimenti di lungo periodo.
La priorità di investimento è rappresentata dall’adozione e implementazione di nuove tecnologie.


DIGITALE E FORMAZIONE. È persistente un ritardo digitale dell’Italia. Secondo il Desi, Digital Economy and Society Index della Commissione europea, l’Italia è al terzultimo posto in Europa per il livello della digitalizzazione, con particolare criticità nell’area del capitale umano, dove occupiamo addirittura l’ultimo posto.
Su questo tema l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà (con il supporto tecnico dell’Ufficio Studi PwC) ha presentato una legge (alla Camera dal 5 febbraio 2020, ora in attesa di discussione in Commissione Finanze) per la defiscalizzazione dei costi per la formazione digitale dei dipendenti.
Occorrerà predisporre un piano di digitalizzazione per investire in progetti con alto moltiplicatore di Pil e occupazione. Azioni in tal senso contribuirebbero anche a un recupero dei livelli di produzione industriale, in calo del 12% nella provincia di Verona nel 2020 e con la previsione di un recupero solo del 5,1% nel 2021.


SOSTENIBILITÀ. Un secondo punto per la ripartenza è rappresentato dagli investimenti in sostenibilità.
Le grandi aziende hanno già adottato iniziative e strumenti legati alla sostenibilità in diversi ambiti della loro attività, come ha evidenziato un’analisi dell’Ufficio Studi PwC, condotta nel 2019 per l’Intergruppo Parlamentare. La pandemia ha accelerato ulteriormente questo trend per la scelta della Commissione europea di legare i fondi di Next Generation Eu alla transizione green. Alle imprese è richiesto allora un cambio di paradigma. La sostenibilità non deve essere percepita come un costo o un insieme di standard a cui adeguarsi ma come un’opportunità per aumentare la efficienza, sviluppare nuovi prodotti e servizi e differenziare l’offerta, ingaggiando di più, e meglio, clienti e consumatori. A questo scopo, PwC ha lavorato con il World Economic Forum alla definizione di un set di metriche standard per la redazione del bilancio di sostenibilità.


INFRASTRUTTURE. Un altro tema trasversale emerso dagli eventi Italia 2021 è quello delle infrastrutture. Il piano Next Generation Eu rappresenta in questo caso l’occasione per recuperare il gap infrastrutturale e logistico che l’Italia soffre rispetto alle grandi economie europee. Il Logistic Performance Index della Banca Mondiale, infatti, posiziona l’Italia al 19° posto su 160 Paesi, dietro a Francia e Germania per tutti i parametri considerati. Le infrastrutture sono centrali anche per sostenere la capacità delle imprese di affacciarsi sui mercati esteri.
Investimenti in tal senso assumono carattere tanto più strategico se si considera che il nostro Paese è storicamente votato all’internazionalizzazione: l’Italia è infatti il 9° paese esportatore e il 13° paese importatore di beni al mondo.

 

INTERNAZIONALIZZAZIONE. La pandemia ha determinato una rapida e inaspettata contrazione degli scambi commerciali (per la provincia di Verona si stima un calo del -6,7% dell’export nel 2020, parzialmente compensato da un +5,6% stimato per il 20218), ma gli operatori sono concordi nell’indicare che la capacità di competere in un mercato globalizzato e di rivolgersi ai mercati esteri rappresenteranno una delle chiavi della ripartenza del Paese. 
Negli ultimi 10 anni, d’altronde, è stato proprio l’export a trainare la ripresa dell’Italia, dopo la crisi finanziaria del 2008-2009. Tra il 2010 e il 2019, il peso delle esportazioni di beni e servizi sul Pil dell’Italia è costantemente aumentato, passando dal 24,9% al 31,7%.
Tuttavia, almeno sul breve periodo, molte aziende potrebbero faticare a orientarsi in uno scenario globale trasformato dalle limitazioni a mobilità e reso più complesso dalla necessità di rispettare rigidi protocolli sanitari. Per questa ragione, promuovere l’internazionalizzazione delle imprese richiederà più impegno e strumenti nuovi.
Anche in questo caso trasformazione digitale e comunicazione giocheranno un ruolo chiave.
L’organizzazione di fiere digitali e il supporto alle aziende per sviluppare l’e-commerce rappresentano un passo importante, ma questo processo sarà incompleto se non sarà accompagnato da investimenti sul capitale umano e su competenze (ad esempio riconvertendo le figure di export manager in digital export manager), capaci di usare strumenti di marketing digitale.
Le esportazioni da sole non saranno sufficienti a sostenere la tenuta economica e sociale del Paese.
Il rilancio della domanda nazionale rappresenta un elemento fondamentale per salvaguardare il mantenimento dei livelli di occupazione e di benessere.

CONSUMI. La risposta alla crisi non può prescindere da un prolungato supporto ai consumi delle famiglie, per i quali nella provincia di Verona è previsto un rimbalzo del +5,1% nel 2021, dopo la flessione del -10,4% lo scorso anno.
In una prima fase il sostegno ai consumi è avvenuto in maniera generalizzata, ma già a maggio era evidente che un sistema di incentivi a pioggia non si sarebbe potuto protrarre sul lungo periodo. 
L’investimento pubblico deve essere indirizzato selettivamente verso quei comparti capaci di generare un effetto moltiplicatore più alto sul Pil, individuando i settori strategici per la ripartenza, prediligendo le filiere che abbiano prevalente impatto sulle produzioni «nazionali» rispetto a quelle a primario vantaggio sull’import.

 

OCCUPAZIONE. È prioritario salvaguardare i livelli di occupazione (così da evitare un calo del potere d’acquisto dei cittadini), premiando le aziende che creano nuovi posti di lavoro. Le stime per la provincia di Verona prevedono un recupero dell’occupazione del +3,6% nel corso del 2021, a fronte di un calo del -9,1% nel 202011. Le imprese, soprattutto le pmi, dovranno anche essere sostenute nell’accelerazione del trend di sviluppo dell’e-commerce. La diffusione dello smart working imporrà un ripensamento di ubicazione e strutturazione degli spazi commerciali, individuando i nuovi centri attrattori di mobilità e socialità e offrendo una diversa esperienza di acquisto. Riforme, progetti e priorità di investimento. Parole già sentite che devono però essere interpretate e tradotte in un piano credibile, sostenibile, monitorabile.
 

 

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